Gravidanza

Ginecologo Dr. Luigi Cetta, fautore del Management della Gravidanza

Colestasi gravidica

La gravidanza è la condizione fisiologica della donna che inizia con il concepimento del feto e continua con il suo sviluppo fino al momento del parto. Essa è anche un momento estremamente delicato in quanto vengono impegnati funzionalmente tutti gli apparati vitali che permettono al corpo di funzionare.

Se un organo ha un deficit latente funzionale nascosto, la gravidanza lo slatentizza, manifestando uno stato di malattia. In particolar modo quanto sopra detto avviene per il fegato; questo andando in scompenso funzionale,  evidenzia uno stato morboso che può mettere a repentaglio la vita del feto e della neo-mamma.

Parliamo in tal caso di “Colestasi Gravidica”.

La colestasi gravidica è una complicazione che si manifesta soprattutto nel secondo o nel terzo trimestre di gravidanza. I dati ci indicano che questa malattia è presente nel 2% delle gravidanze, con una particolare incidenza nelle aree dell’America Latina, dell’India e del Pakistan.

In questo articolo approfondiremo i sintomi e le cause della colestasi gravidica, ma anche quali sono i rischi per il bambino.

Sintomi

Il sintomo tipico della colestasi gravidica è la presenza di prurito senza manifestazioni di arrossamento o altre lesioni sulla pelle. Le caratteristiche sono particolari: Esso appare generalizzato e tende a peggiorare nel corso della notte, andando a incidere in modo negativo sul sonno e comportando difficoltà nell’addormentamento; spesso coinvolge anche i palmi delle mani e la pianta dei piedi.

Altri sintomi della colestasi gravidica sono la presenza di ittero, l’emissione di urine scure o la presenza di grasso nelle feci; ma si tratta di eventi rari.

L’incidenza di questa malattia aumenta, come detto, nelle donne con origini indiane, pakistane o latinoamericane e, in generale, durante i mesi invernali. 

Diagnosi

La diagnosi per la colestasi gravidica si esegue sulla base dei segni clinici ( prurito)e sulla valutazione di esami ematici, che andranno a indagare la funzionalità epatica della donna. 

Andando nello specifico:

  • transaminasi, enzimi che intervengono nella trasformazione di un aminoacido in un altro;
  • gamma GT, enzimi che si occupano di trasportare aminoacidi;
  • acido colico (il più importante degli acidi biliari prodotti dal fegato) e bilirubina (contenuta nella bile, si forma in seguito alla degradazione dei globuli rossi invecchiati).

È sufficiente il sospetto della malattia per attivare un percorso terapeutico e di sorveglianza che permette di prevenire possibili complicanze.Quando è presente prurito inspiegato in associazione a valori di acidi biliari normali è sempre bene ripetere gli esami dopo due settimane per avere un’ulteriore conferma.

In base ai valori degli acidi biliari la colestasi gravidica si divide in:

  • lieve (tra 10 e 39 micromoli/dl);
  • severa (uguali o superiori a 40 micromoli/dl).

Nei casi di sospetta colestasi è sempre bene fare  approfondimenti, anche in regime di ricovero, per avere chiara la situazione e accertarsi che i sintomi non siano da attribuire ad altre patologie con insorgenza simile, ovvero:

  • patologie dermatologiche, come eczema, dermatite gravidica, eruzione polimorfa della gravidanza (una dermatosi, a partenza addominale, che si risolve spontaneamente dopo il parto);
  • patologie epatiche, come epatiti
  • calcolosi biliari e altre patologie ostetriche come la preeclampsia. 

Terapia 

La terapia della colestasi gravidica è diretta soprattutto a ridurre i fastidi legati al prurito, con cure locali sulla pelle, e ad abbassare la concentrazione di acidi biliari con cure farmacologiche. Non esistono invece prove che serva indurre il parto prima delle 37 settimane sempre che non ne sorga l’esigenza.

Il trattamento deve essere impostato proprio per prevenire le complicanze e permettere la nascita del bambino al termine di gravidanza.Dopo il parto, in circa quattro settimane si assiste alla remissione dei sintomi e alla normalizzazione dei valori del sangue.

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