Ostetricia

Ginecologo Dr. Luigi Cetta, fautore del Management della Gravidanza

Assistenza Chirurgica al Parto 

L’indicazione del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità è quella di prediligere il parto naturale, che resta senza dubbio la forma più sicura di mettere al mondo un figlio. Tuttavia non sempre è possibile procedere con il parto naturale: in presenza di determinate condizioni, dove il parto naturale costituirebbe un pericolo per la vita di madre e figlio, è necessario procedere chirurgicamente.

Parto Cesareo

Il parto cesareo è considerato un punto critico dell’assistenza ostetrica. Il ricorso a questa tipologia di parto chirurgico comporta dei rischi sia per la mamma che per il bambino. Solitamente si ricorre al parto cesareo quando, al contrario, il parto naturale costituirebbe un rischio, ad esempio nei casi di:

  • parto podalico
  • lesioni genitali
  • sofferenza fetale
  • mamma affetta da HIV
  • precedente rottura dell’utero
  • placenta previa
  • macrosomia fetale

In merito alla scelta tra parto cesareo e parto naturale entrano in gioco anche altre componenti come la competenza del ginecologo, l’etica della partoriente.

La tecnica del parto cesareo si è perfezionata nel tempo: fin dai primi del ‘900 si è iniziato a praticare il taglio trasversale dell’utero per far nascere il bambino, salvare la vita della madre e non precludere la possibilità di future gravidanze, come invece avveniva in passato quando il parto cesareo consisteva nell’estrazione dell’utero.

Trattandosi di un’operazione chirurgica programmata, Il parto cesareo prevede tutta una serie di passaggi anche prima dell’operazione stessa:

  • depilazione del pube
  • elettrocardiogramma
  • inserimento dell’ago cannula per l’introduzione di farmaci e antibiotici
  • anestesia locate tramite epidurale o puntura spinale 
  • laddove necessario si opta per l’anestesia totale
  • introduzione di un catetere (rimosso tra le 12 e le 24 ore successive all’operazione)

Al termine di tutte queste fasi preparatorie sarà possibile procedere con l’intervento vero e proprio, durante il quale l’anestesista monitorerà i livelli vitali costantemente. Il ginecologo esegue l’intervento con il taglio cesareo che risulta essere di circa dieci centimetri, praticato nella zona immediatamente sopra il pube e che consente di estrarre il bambino. A questo punto si procede con il taglio del cordone ombelicale e, terminati i controlli di routine, il ginecologo esegue la chiusura del taglio.

Vacuum

Per tentare di evitare il parto cesareo si ricorre al Vacuum Entractor (o ventosa ostetrica), uno strumento ostetrico caratterizzato da un cappuccio d’acciaio, o da materiale plastico monouso, e da un aspiratore, per creare il vuoto tra la ventosa e la testa del bambino. Si ricorre a questo strumento per accelerare o facilitare la fuoriuscita della testa del bambino dal canale del parto. Il suo impiego ha soppiantato quasi totalmente l’utilizzo del forcipe.

Il ricorso al Vacuum avviene in presenza delle seguenti condizioni:

  • il nascituro è in presentazione cefalica
  • la dilatazione cervicale è completa
  • la testa è già ben impegnata nel canale del parto
  • non si evidenziano ostacoli meccanici nel canale del parto

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