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HPV 16 e 18: cosa significa essere positivi?

Essere positivi all’HPV 16 o HPV 18 significa aver rilevato uno dei due genotipi di Papillomavirus umano considerati ad alto rischio oncogeno. La positività, però, non significa avere un tumore: indica la presenza di un’infezione che richiede una valutazione ginecologica e un percorso di controllo adeguato. Il Dott. Luigi Cetta, ginecologo e ostetrico operativo a Roma Eur, si occupa della diagnosi, del monitoraggio e della gestione delle infezioni da HPV e delle alterazioni del collo dell’utero.

HPV 16 e HPV 18: perché sono considerati ad alto rischio?

Non tutti i tipi di HPV hanno lo stesso significato clinico. Alcuni genotipi sono associati soprattutto a infezioni transitorie o a lesioni benigne, mentre altri possono, soprattutto se l’infezione persiste nel tempo, favorire lo sviluppo di alterazioni precancerose.

Tra i genotipi ad alto rischio, HPV 16 e HPV 18 rivestono un ruolo particolarmente importante nella prevenzione del tumore della cervice uterina. Per questo motivo, quando un test HPV identifica specificamente uno di questi due genotipi, il risultato viene considerato con particolare attenzione.

Le indicazioni internazionali di gestione dei test HPV tengono infatti conto del genotipo rilevato proprio perché il rischio associato a HPV 16 e 18 non è uguale a quello di tutti gli altri HPV ad alto rischio.

HPV 16 positivo: cosa significa?

La positività per HPV 16 indica la presenza del genotipo 16 del Papillomavirus umano.

HPV 16 è uno dei genotipi maggiormente associati alle lesioni precancerose e al tumore della cervice uterina. La sua presenza, tuttavia, non permette di stabilire da sola se siano presenti lesioni.

Il test HPV identifica infatti il virus, mentre altri esami servono a valutare se il collo dell’utero presenta modificazioni cellulari.

Per questo motivo è importante non interpretare un risultato HPV 16 positivo come una diagnosi di tumore, ma come un risultato che richiede un approfondimento appropriato.

HPV 18 positivo: cosa significa?

Anche HPV 18 è un genotipo ad alto rischio oncogeno.

È particolarmente importante nella prevenzione delle patologie del collo dell’utero e presenta una particolare associazione con le lesioni di origine ghiandolare, compreso l’adenocarcinoma cervicale. Le lesioni correlate a HPV 18 possono inoltre essere localizzate in aree meno facilmente identificabili con la sola valutazione della superficie cervicale.

Anche in questo caso, però, essere HPV 18 positivi non significa avere un tumore. Significa che è stata rilevata un’infezione da un genotipo per il quale è importante seguire il percorso diagnostico indicato dal ginecologo.

HPV 16 o 18 positivo e Pap Test negativo: cosa significa?

Una delle situazioni che genera maggiore preoccupazione è questa: HPV 16 o 18 positivo, ma Pap Test negativo.

I due risultati non sono in contraddizione.

Il test HPV e il Pap Test cercano infatti informazioni differenti:

  • il test HPV verifica la presenza del virus ad alto rischio;
  • il genotipizzazione HPV può identificare il tipo di virus presente, come HPV 16 o HPV 18;
  • il Pap Test valuta invece le caratteristiche delle cellule del collo dell’utero.

È quindi possibile avere un’infezione da HPV senza che, in quel momento, siano presenti alterazioni cellulari rilevabili al Pap Test.

La negatività della citologia è un dato importante, ma la presenza di HPV 16 o 18 può comunque modificare il percorso di approfondimento. Le linee guida ASCCP prevedono infatti la colposcopia in presenza di HPV 16 o 18 in specifici contesti di screening, anche quando la citologia non evidenzia alterazioni.

Per questo motivo è fondamentale non fermarsi alla lettura del solo Pap Test, ma interpretare insieme risultato HPV, genotipo, citologia, età e precedente storia dei controlli.

Cosa fare se HPV 16 o HPV 18 è positivo?

Il passo successivo dipende dal tipo di test eseguito e dal quadro clinico complessivo.

In presenza di HPV 16 o HPV 18, il ginecologo può indicare un approfondimento con colposcopia, un esame che permette di osservare il collo dell’utero con un ingrandimento specifico e di individuare eventuali aree che necessitano di ulteriori accertamenti.

Durante la colposcopia, quando indicato, può essere effettuata una biopsia mirata, cioè il prelievo di una piccola quantità di tessuto da sottoporre ad analisi istologica.

L’obiettivo di questi accertamenti non è cercare automaticamente un tumore, ma individuare precocemente eventuali lesioni precancerose e stabilire se sia necessario un trattamento oppure un semplice monitoraggio.

Il Ministero della Salute indica che, nell’ambito dello screening cervicale, un test HPV positivo richiede un percorso di completamento e, in presenza di alterazioni citologiche, eventuali approfondimenti come la colposcopia.

HPV 16 o 18 positivo significa avere il tumore?

No.

Questa è probabilmente la distinzione più importante da comprendere.

Un test HPV positivo indica un’infezione da Papillomavirus. Non stabilisce la presenza di un tumore.

Anche quando viene identificato HPV 16 o HPV 18, il risultato deve essere interpretato all’interno di un percorso diagnostico. Il rischio maggiore è legato soprattutto alla persistenza dell’infezione nel tempo e alla comparsa di alterazioni cellulari.

La prevenzione del tumore della cervice si basa proprio sulla possibilità di identificare queste situazioni prima che possano evolvere.

L’infezione da HPV 16 o 18 può scomparire?

Sì. La presenza di HPV non significa necessariamente che l’infezione rimarrà per sempre.

Molte infezioni da HPV vengono controllate dal sistema immunitario e possono diventare non più rilevabili nel tempo. Il problema clinico principale è rappresentato dalle infezioni che persistono, perché una persistenza prolungata di un HPV ad alto rischio può favorire la comparsa e la progressione di lesioni precancerose.

Per questo motivo un singolo risultato positivo non deve essere interpretato isolatamente. È importante considerare anche i risultati dei controlli precedenti e quelli successivi.

Quanto è importante la persistenza dell’HPV?

La persistenza rappresenta uno degli elementi centrali nella valutazione del rischio.

Una positività occasionale può infatti essere transitoria. Quando invece lo stesso HPV ad alto rischio continua a essere rilevato nei controlli successivi, il ginecologo può ritenere necessario un monitoraggio più attento.

Questo è uno dei motivi per cui il percorso di prevenzione non si conclude con il semplice risultato “HPV positivo” o “HPV negativo”, ma prevede controlli programmati quando indicati.

HPV 16 e 18 sono gli unici tipi di HPV ad alto rischio?

No.

Esistono diversi genotipi di HPV ad alto rischio oncogeno. HPV 16 e 18 sono particolarmente importanti, ma non sono gli unici tipi associati alle patologie cervicali.

La genotipizzazione consente quindi di ottenere un’informazione più precisa rispetto a un semplice risultato “HPV positivo”, distinguendo almeno alcuni genotipi con maggiore rilevanza clinica.

Le linee guida più recenti stanno inoltre sviluppando approcci di genotipizzazione estesa, proprio per rendere la gestione delle positività sempre più basata sul rischio individuale.

HPV 16 o 18 positivo: serve sempre la colposcopia?

La necessità della colposcopia non dovrebbe essere stabilita autonomamente dalla paziente sulla base del solo referto.

Il percorso dipende dal tipo di screening effettuato, dall’età, dal risultato citologico, dal genotipo HPV, dalla storia dei precedenti controlli e da eventuali precedenti lesioni.

In diverse linee guida internazionali, la positività per HPV 16 o HPV 18 rappresenta un’indicazione a un approfondimento colposcopico in specifici scenari di screening.

Per questo è importante portare al ginecologo l’intero referto HPV/Pap Test, e non soltanto comunicare verbalmente che “l’HPV è positivo”.

HPV 16 e 18 possono causare altre malattie?

Gli HPV ad alto rischio sono principalmente conosciuti per il loro ruolo nelle patologie del collo dell’utero, ma alcuni genotipi possono essere associati anche ad altre neoplasie HPV-correlate.

La presenza di HPV 16 o 18, tuttavia, non significa che siano presenti altre malattie e non richiede automaticamente una serie indiscriminata di esami.

La valutazione deve essere personalizzata sulla base della storia clinica e delle indicazioni del medico.

HPV 16 o 18 positivo: cosa cambia per la prevenzione?

Una diagnosi di HPV 16 o 18 rappresenta soprattutto un’occasione per prestare particolare attenzione alla prevenzione e ai controlli indicati.

La prevenzione della patologia cervicale comprende:

  • Screening cervicale
    Pap Test e test HPV, secondo l’età e il programma di screening previsto.
  • Genotipizzazione

Quando indicata, permette di sapere quale genotipo di HPV è stato rilevato.

  • Genotipizzazione

Può essere indicata per approfondire una positività HPV o un’alterazione citologica.

  • Monitoraggio nel tempo

È fondamentale quando viene rilevata un’infezione che necessita di controllo.

  • Vaccinazione anti-HPV
    La vaccinazione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione dell’infezione da HPV e delle patologie HPV-correlate. La valutazione dell’indicazione vaccinale deve essere discussa con il medico in base all’età e alla situazione individuale.

HPV 16 e 18: perché non bisogna aspettare che compaiano sintomi?

L’infezione da HPV è spesso asintomatica.

Non è quindi possibile utilizzare la presenza o l’assenza di sintomi per capire se l’infezione stia causando alterazioni del collo dell’utero.

È proprio questa caratteristica a rendere importante lo screening: gli esami possono identificare l’infezione e le eventuali modificazioni cellulari prima della comparsa di sintomi.

Cosa significa davvero un risultato HPV 16 o 18 positivo?

In sintesi, un risultato positivo per HPV 16 o HPV 18 significa che è stato identificato un genotipo di HPV ad alto rischio, ma non equivale a una diagnosi di tumore.

Il significato clinico del risultato deve essere valutato considerando:

  • il genotipo HPV rilevato;
  • il risultato del Pap Test o della citologia;
  • l’età della paziente;
  • eventuali precedenti positività HPV;
  • la presenza di precedenti alterazioni cervicali;
  • l’esito degli eventuali controlli già effettuati.

L’obiettivo è individuare tempestivamente eventuali lesioni precancerose e seguirle nel modo più appropriato, evitando sia di sottovalutare una positività importante sia di vivere il risultato HPV come una diagnosi di cancro.

Quando rivolgersi al ginecologo?

Se il referto riporta HPV 16 positivo o HPV 18 positivo, è opportuno sottoporlo al ginecologo per stabilire il percorso di approfondimento più adatto.

Il Dott. Luigi Cetta, ginecologo e ostetrico operativo a Roma Eur, si occupa della prevenzione, diagnosi e gestione delle patologie HPV-correlate, con particolare attenzione alla patologia cervico-vaginale e alla prevenzione delle lesioni del collo dell’utero.

Se hai ricevuto un risultato HPV positivo, può essere utile approfondire anche cosa fare dopo il risultato del test HPV e come interpretare la relazione tra HPV, Pap Test e colposcopia.

 

 

Dottor Luigi Cetta Ginecologo

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