Visita Ginecologica: Papilloma Virus
Ginecologo Dr. Luigi Cetta, fautore del Management della Gravidanza
Prevenzione HPV Papilloma Virus
Dott. Luigi Cetta – Ginecologo per HPV Roma
Il Dottor Luigi Cetta è un Ginecologo altamente specializzato nella prevenzione, la diagnosi e il trattamento del Papilloma Virus Umano, più noto come HPV.
Da 15 anni, lavora nella HPV unit del Ospedale S. Eugenio e ho visto nel tempo modificare l’approccio a alla infezione da HPV.
HPV: Che cos’è il Papilloma Virus?
Il Papilloma virus (dall’inglese Human papilloma virus – HPV) appartiene alla famiglia delle Papovaviridae, che comprende oltre duecento diversi piccoli virus il cui materiale genetico è custodito in un doppio filamento di DNA circolare
Il Papilloma virus si riproduce (o si replica) sfruttando l’organismo infettato; è un virus subdolo e aggira il sistema immunitario.
Questo, una volta attaccata la cellula, entra nel DNA interferendo sulla morfologie e funzione della stessa. Le cellule della cute e delle mucose crescono in una maniera incontrollata fino alla formazione di verruche, papillomi e condilomi, ovverolesioni benigne. Queste lesioni sono escrescenze di pelle che compaiono in numerosi organismi viventi, tra cui gli uomini, i conigli e i cani, infettati dal virus.
Esistono ceppi molto pericolosi di HPV, circa venti, sono, però, quelli capaci di provocare lesioni maligne a livello dell’apparato genitale e nelle vie respiratorie superiori, ovvero lingua, palato, naso, laringe, faringe e tonsille.
L’infezione da HPV: come si trasmette il Papilloma virus
L’infezione da HPV è, ad oggi, quella più comunemente trasmessa per via sessuale nei Paesi sviluppati. Inoltre, è l’unica infezione riconosciuta come causa essenziale per l’insorgenza del tumore della cervice uterina.
La trasmissione avviene attraverso il contatto, sia diretto che indiretto, con particelle virali presenti all’interno di liquidi corporei, come saliva e secrezioni genitali. Oppure attraverso il contatto con lacerazioni, tagli o abrasioni nella pelle e/o nelle mucose. Anche se meno probabile, è possibile contrarre l’infezione toccando superfici utilizzate da anche persone contagiate, magari asintomatiche, come ad esempio docce pubbliche o piscine.
Il tempo che intercorre tra l’infezione e la manifestazione delle lesioni precancerose è di 5 anni circa; Ma molto dipende dalla risposta del sistema immunitario del ricevente. In caso del carcinoma della cervice il tempo di latenza può essere anche di decenni.
L’infezione da HPV è la prima patologia riconosciuta come fattore di rischio per il tumore del collo dell’utero. La trasformazione in tumore maligno è causata soprattutto da alcuni tipi di HPV, come i ceppi 16 e 18, coinvolti nel 70% dei casi di tumore del collo dell’utero e nell’insorgenza di altri tumori dell’apparato genitale, sia femminile che maschile.
Fortunatamente, soltanto una piccola parte delle persone che vengono a contatto con il Papilloma virus potrà andare incontro allo sviluppo di un tumore se non viene eliminato del tutto dal sistema immunitario. Le prima manifestazioni maligne sono alterazioni precancerose, chiamate displasie. Queste lesioni, se individuate precocemente mediante esami citologici e screening (Pap test, HPV test) e colposcopia, possono essere curate efficacemente prima che evolvano in tumore, asportando solo la sola parte colpita e senza compromettere la fertilità della donna.
L’infezione da Papilloma virus è asintomatica e scompare spontaneamente. In base al ceppo di HPV che causa l’infezione, però, possono comparire i seguenti sintomi:
- verruche su mani, piedi, viso e genitali (lesioni benigne);
- escrescenze a livello delle mucose genitali e orali, chiamate appunto papillomi o condilomi.
La presenza di queste lesioni può causare prurito e lieve dolore, e portare ad un disagio personale.
La prevenzione dell’HPV
L’infezione da HPV è possibile prevenirla rispettando alcune regole:
- Igiene personale;
- Proteggere mani e piedi in luoghi promiscui come esempio la piscina;
- Proteggere i rapporti a rischio e occasionali, per evitare la comparsa di verruche o condilomi genitali; l’utilizzo del preservativo è un ottimo alleato contro le infezioni da Papilloma, perché permette di ridurre sensibilmente il rischio di contagio, pur non annullandolo completamente;
- Effettuare periodicamente una visita ginecologica e un esame citologico, consigliato ad ogni donna sessualmente attiva. Durante l’esame viene prelevato un campione di cellule della cervice uterina, utilizzato per la ricerca di cellule trasformate e quindi pericolose (PAP test) e per la ricerca del DNA virale (HPV test).
Vaccinazione contro l’HPV
In Italia nel 2006 è stato approvato il vaccino contro l’HPV a scopo di prevenzione primaria dell’infezione, introdotto poi nei protocolli vaccinali. La vaccinazione contro l’HPV viene offerta gratuitamente a ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 12 anni di età, nel lazio fino a 26 anni . Anche se l’efficacia del vaccino è maggiore se effettuato prima dei 16 anni e dell’inizio dell’attività sessuale (e del conseguente rischio di esposizione al virus), anche gli adulti possono beneficiare della vaccinazione, stando a quanto osservato in alcuni studi (fino a circa 40 anni).
È da chiarire che il vaccino non è terapeutico ma preventivo. Uno scudo che rafforza il sitema immunitario del ricevente e riesce a contenere l’evolvere della infezione verso il rischio di tumore
Il protocollo vaccinale prevede:
- 3 dosi da effettuare nell’arco di 6 mesi per gli over 14;
- 2 dosi da effettuare a distanza di 6-12 mesi per gli under 14.
La vaccinazione viene consigliata anche a chi ha già avuto un contatto con il Papilloma virus oppure a chi ha subito un intervento chirurgico per rimuovere lesioni sia benigne che maligne, in quanto capace di rafforzare il sistema immunitario.
L’infezione da Papilloma virus viene controllata mediante test di screening del tumore della cervice uterina (il Pap-test) e mediante l’HPV-DNA test. Nonostante la disponibilità di questi strumenti per fare diagnosi precoce, oggi la vaccinazione contro l’HPV resta l’unica strategia efficace per prevenire il contagio e di conseguenza la comparsa delle lesioni di cui il virus è responsabile.
Grazie al vaccino, infatti, oggi è possibile dire che il tumore della cervice uterina è più controllabile e che probabilmente lo saranno anche tutti gli altri tumori correlati all’HPV.
Basti pensare che in Australia, ad esempio, dove la vaccinazione ha raggiunto il 90% di copertura nella popolazione generale, si prevede la scomparsa del tumore della cervice uterina entro il 2030, mentre già oggi i condilomi genitali negli adolescenti sono quasi scomparsi.
Oggi, il vaccino previene il 90% dei tumori associati all’HPV e protegge da 9 ceppi diversi di HPV, quelli più ad alto rischio e più diffusi, responsabili di circa il 70% dei casi di tumore della cervice. Va da sé che le persone vaccinate restano scoperte nei confronti di tutti gli altri ceppi di HPV, anche ad alto rischio. Per questo motivo è necessario continuare a sottoporsi regolarmente a test di screening anche se vaccinati.
In tutte le Regioni esistono programmi di screening che hanno lo scopo di monitorare, curare e prevenire mediante la diffusione del vaccino la infezione da HPV.
La Diagnosi dell’Hpv
La valutazione e la individuazione della lesione avviene tramite la esecuzione della colposcopia esame strumentale fondamentale nella metodologia terapeutica di questa infezione.
La colposcopia è un esame ginecologico che utilizza uno strumento chiamato colposcopio per ingrandire e visualizzare la cervice, la vagina e la vulva. Si esegue di solito dopo un Pap-test anomalo o un test HPV positivo, per indagare e diagnosticare eventuali lesioni pre-cancerose o altre anomalie dei tessuti. L’esame può essere eseguito con l’applicazione di liquidi reagenti, come l’acido acetico, e può essere seguito dall’esecuzione di una biopsia mirata.
Il trattamento delle lesioni da HPV
Le lesioni causate da Papilloma virus non ad alto rischio, generalmente, guariscono da sole senza bisogno di nessun trattamento. La loro scomparsa, però, non necessariamente equivale all’eliminazione del virus dal nostro corpo. Per questo è bene fare sempre molta attenzione per non diffondere il contagio.
Le lesioni causate dall’HPV possono comunque essere curate e la scelta della terapia varia a seconda di:
- sede dell’infezione;
- grandezza delle lesioni;
- diffusione delle lesioni.
La terapia per l’HPV
Per la terapia esiste inizialmente un approccio farmacologico.
Se l’approccio farmacologico non è sufficiente, si può ricorrere all’intervento chirurgico, soprattutto nel caso di condilomi genitali. Le lesioni possono quindi essere rimosse mediante crioterapia o trattamenti con ansa elettrificata o laser.
Una cervice trattata , per le donne in fase riproduttiva , diventa una cervice debole e quindi in caso dio gravidanza esposta a causare un cedimento e di conseguenza una minacci di parto pre termine.
In tale caso è indicata la esecuzione di un cerchiaggio preventivo.
Il vaccino adiuvante contro l’HPV
Impatto del vaccino nonavalente contro il Papilloma Virus umano come adiuvante alla conizzazione nelle donne con neoplasia intraepiteliale cervicale di alto grado. L’esperienza di un Centro di Roma, follow-up a 18 mesi.
Obiettivo:
L’importanza della vaccinazione nella prevenzione delle infezioni da Papilloma Virus umano (HPV) è ampiamente confermata. Attualmente, la gestione delle neoplasie intraepiteliali cervicali di alto grado (CIN2+) prevede l’escissione chirurgica. Tuttavia, questi trattamenti non eliminano il rischio di recidiva, in particolare nei casi di infezione persistente. Il vaccino HPV nonavalente ha mostrato risultati promettenti come trattamento adiuvante nella riduzione del rischio di recidiva di CIN.
Lo scopo dello studio è valutare l’efficacia della vaccinazione perioperatoria con vaccino HPV nonavalente come misura preventiva contro la recidiva di HSIL (lesione squamosa intraepiteliale di alto grado) in un follow-up minimo di diciotto mesi.
Metodi:
È stato condotto uno studio di coorte retrospettivo presso l’Ospedale Sant’Eugenio di Roma su donne sottoposte a conizzazione tra il 2021 e il 2023 per HSIL. Attraverso il Sistema Regionale di Screening Oncologico “Sipso” e il database ospedaliero sono stati analizzati i risultati di Pap test e test HPV-HR (alto rischio) del campione, indipendentemente dallo stato vaccinale. I risultati sono stati riportati come differenze medie o come odds ratio (OR) aggregati con intervallo di confidenza (IC) al 95%.
Risultati:
Su 457 donne sottoposte a conizzazione, 179 hanno soddisfatto i criteri di inclusione: 134 (75%) hanno ricevuto la vaccinazione nonavalente adiuvante in fase perioperatoria, mentre 45 (25%) sono state trattate con il solo intervento chirurgico.
A sei mesi di follow-up, il rischio di recidiva nelle pazienti vaccinate risulta significativamente inferiore rispetto alle non vaccinate (OR: 0,08; IC 95% 0,04–0,15; p < 0,001). A dodici mesi è stato osservato un significativo trend di riduzione della persistenza (OR: 0,15; IC 95% 0,09–0,24; p < 0,0001), con forte evidenza dell’efficacia del vaccino nonavalente nel ridurre il rischio di recidiva di HSIL.
Conclusioni:
I nostri risultati dimostrano che il vaccino ha un impatto significativo nella riduzione del rischio di recidiva di HSIL; il vaccino nonavalente, come trattamento adiuvante, potrebbe diventare un elemento cardine nella gestione della neoplasia intraepiteliale cervicale. Ulteriori studi randomizzati controllati dovrebbero confermare i nostri dati e orientare la pratica clinica vaccinale in questo contesto.
Dott. Luigi Cetta Ginecologo
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